Emicrania del runner: cause e rimedi

Emicrania del runner: cause e rimedi

Una delle patologie più diffuse tra gli sportivi è la cefalea, che si può presentare in diverse forme e con diverse cause che spaziano dall’alimentazione scorretta (carenze, sovraccarichi, digiuni) fino all’emicrania da sforzo. Il problema è comunque diffuso e complesso e non può essere affrontato attraverso l’uso di farmaci. Cerchiamo di capirne di più con l’aiuto della scienza. 

Che cos’è

L’emicrania è una patologia neurologica severa e disabilitante, caratterizzata da attacchi di cefalea accompagnati da ipersensibilità a stimoli motori, visivi e uditivi. Il mal di testa da emicrania è generalmente unilaterale e caratterizzato da una sintomatologia dolorosa intensa e pulsante, che può peggiorare col movimento. Spesso la cefalea è preceduta da sintomi anticipatori – stanchezza, irritabilità, concentrazione ridotta, variazioni nell’appetito, nausea, fonofobia e fotofobia – che insorgono anche fino a 48 ore prima dell’attacco vero e proprio.

La fisiopatologia dell’attacco di emicrania innesca un circolo vizioso tra sistemi di segnale (incluso il coinvolgimento dell’ipotalamo) che porta alla sensazione di dolore crescente con lo scopo, nemmeno tanto nascosto, di indurre un riposo obbligato, uno stop forzato che, al momento, magari viviamo come fastidioso, ma che ha in effetti un significato difensivo. Se leggiamo in questo modo il nostro mal di testa siamo già sulla buona strada per capire come risolverlo.

Le cause: tante e diverse

Il medico di segnale è abituato a interpretare i sintomi come messaggi di un disagio, attraverso i quali il corpo cerca di difendersi da situazioni fisiche o psichiche non ottimali e ad agire di conseguenza: con il riposo, se di questo si tratta, o con la psicoterapia per ridurre un temperamento sanguigno o, ancora, con regole di stile di vita che consentano una digestione migliore.

L’approccio soppressivo che cerca di mettere a tacere i segnali dell’organismo con un farmaco non può che essere fallimentare. Che il corpo sia troppo stanco, abbia digerito male o abbia sforzato troppo le vertebre cervicali, consentirgli di fare di nuovo quello che con la sua saggezza cercava di impedire è quantomeno azzardato.

Mal di testa e nutrizione

Non è solo l’aspetto digestivo a generare emicrania. L’alimentazione è legata alla cefalea perché uno stato infiammatorio diffuso e cronico può esacerbare le risposte di vasocostrizione e vasodilatazione sanguigna, generando flussi da e verso il cervello in grado di generare dolore e disagio. Uno stato infiammatorio prolungato altera equilibri ormonali (tipico il mal di testa da ciclo mestruale, che è però sempre dovuto alla concomitanza del periodo più sensibile con altri fattori di disturbo). È possibile ridurlo attraverso un’intelligente rotazione alimentare basata sullo studio dei sovraccarichi alimentari di glutine, latticini, nichel, lieviti e sale.

L’attività fisica

Il movimento procura innegabili benefici, fisici e soprattutto mentali sull’organismo: stimola l’attività metabolica, favorisce il controllo del peso, aiuta a gestire e a ridurre lo stress, rinforza l’apparato scheletrico e muscolare, favorisce la sintesi di endorfine cerebrali e quindi il rilassamento, aumenta la secrezione di alcuni ormoni utili (ormone della crescita in primis) e contribuisce a una naturale azione antidepressiva. 

Una regolare attività fisica associata a un’alimentazione di qualità, inoltre, favorisce e migliora la qualità del sonno. L’alternanza delle fasi di sonno leggero e sonno profondo è molto importante per il rilassamento, per ridurre le tensioni muscolari e anche per attivare il sistema immunitario.

Se ci si sforza troppo

Le cause dell’emicrania da sforzo sono quasi sempre legate alle alterazioni interne connesse con la secrezione di catecolamine e cortisolo (e con lo stato infiammatorio generale), che possono modificare temporaneamente gli equilibri elettrolitici del sodio e del potassio, che a loro volta possono indurre temporanee vasocostrizioni o vasodilatazioni nelle arterie cerebrali. Il fenomeno è transitorio e richiede semplicemente di “calmare le acque”: riposando, mangiando leggero, o magari coricandosi presto per una sera. Una notte di riposo è di solito largamente sufficiente per risvegliarsi come nuovi il mattino dopo. Aggredire il disagio con farmaci antidolorifici può invece solo peggiorare le cose, inducendo ulteriori effetti a catena.

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